Occulto

Whistle

Whistle · 2026

Un fischietto azteco che è «il suono della morte» promette molto e mantiene poco: Whistle parte da un’idea affascinante ma non la approfondisce mai, scivolando in un déjà-vu di Final Destination fatto per metà di scene tappabuchi.

Avete mai sentito, o provato a immaginare, il suono della morte? Beh, sicuramente l’Ehecachichtli è lo strumento che ci si avvicina di più.

Si presume che lo strumento, in grado di emettere un suono simile a un grido, fosse adoperato durante i sacrifici dagli Aztechi, per accompagnare nell’aldilà l’anima del defunto e celebrare il dio del vento; secondo altre ipotesi, invece, sarebbe stato adoperato in battaglia per spaventare e disorientare i nemici.

Quando viene suonato, il fischietto emette un suono acuto, a una frequenza di circa 1000 hertz, talvolta spaventoso, che ricorda tanto un grido quanto il sibilo del vento.

Adesso però parliamo di Whistle, film uscito nel 2026 in Italia. La pellicola comincia presentandoci questo fischietto dall’aspetto macabro ma magnetico, e facendoci intuire che è un portatore di morte.

Dobbiamo sicuramente menzionare alcuni difetti e problematiche del film. L’idea iniziale è sicuramente buona, perché riprende un oggetto proveniente da una cultura molto antica, che è tutto tranne che conosciuta e compresa; eppure, per quanto buona fosse, non è stata sfruttata nemmeno alla metà di quanto potesse dare.

Sì, perché nel momento in cui il soggetto è così particolare, il minimo che puoi fare è approfondirlo, dare un po’ di contesto, inglobare la sua storia e il suo ruolo nella trama: cosa che non è stata assolutamente fatta. Il film non ha personalità, e la sua somiglianza con Final Destination è quasi impossibile non vederla.

Un altro grande problema è che il 50% del film sono scene tappabuchi, il che fa anche ridere, perché a questo punto si sarebbero potuti utilizzare questi spazi per dare un contesto e anche una personalità al film.

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